Le notevoli tracce di epoca romana sono ben visibili in tre zone del territorio di Anguillara ed appartenenti al complesso dell'Acqua Claudia, alle Mura di S. Stefano e alla via Clodia.
Il complesso romano denominato Mura di S. Stefano è uno dei monumenti meglio conservati di tutto il comprensorio sabatino, la cui datazione più probabile è quella della seconda metà del II sec. d.C. Costruito in opera cementizia rivestita da una cortina di laterizi gialli e rossi, era in origine arricchita dal rivestimento di migliaia di frammenti marmorei policromi, facendogli assumere un aspetto maestoso. L'area è composta da una struttura principale, da una cisterna a pianta quadrangolare e dai resti di un abside, originariamente appartenente ad una chiesa costruita intorno all'IX sec. d.C. e rimasta in uso almeno fino all'XI. Il suo abbandono risale probabilmente ai primi anni del XII sec. Il complesso venne definitivamente abbandonato e lo rimase fino alla metà del XIX secolo, quando le epidemie di colera del 1856 e del 1867, costrinsero gli abitanti del paese ad adibire l'area all'interno della struttura principale come cimitero.
L'antico Centro Storico di Anguillara nacque sulle strutture di antiche abitazioni di epoca romana, sorte sul promontorio dove attualmente si estende il paese. I primi documenti d'archivio che ne attestano la nascita sono datati all'XI secolo. In un documento conservato presso l'archivio di S. Maria in Trastevere infatti, che riporta la data del 2 luglio 1020, viene rivelata l'esistenza già a quel tempo del castrum Angularia, riportando anche nomi di alcuni abitanti affittuari della pesca nel lago.
1756 e la chiesa di S. Maria Assunta, le cui prime notizie risalgono ai primi decenni del ‘500, come attestano le relazioni delle Visite Pastorali compiute a scadenza periodica dal Vescovo della Diocesi di Sutri e Nepi.
quest'ultima recentemente restaurata, esiste il complesso di S. Francesco, formato da una chiesa e da un convento francescano abbattuto negli anni '50, per far posto ad un'ala (poi mai costruita) della vicina scuola.
testi di Paolo Lorizzo
STORIA DI ANGUILLARA DAL TARDO IMPERO AI GIORNI NOSTRI
Alla fine dell'età imperiale e con l'arrivo dei barbari, le imponenti ville romane e gli insediamenti agricoli del comprensorio furono rapidamente abbandonati a vantaggio di costruzioni su alture e promontori, ove era possibile difendersi creando insediamenti più sicuri e fornirli di barricate e muri di difesa. I complessi saccheggiati dai barbari hanno spesso lasciato segni tangibili del loro passaggio, la cui lettura è spesso possibile attraverso gli spessi strati archeologici carbonizzati, chiaro segno di distruzione e saccheggio. Le zone riutilizzate nell'alto medioevo sono pochissime a parte il promontorio su cui sorge l'attuale centro storico. Ricordiamo infatti la chiesa di S. Stefano, sorta probabilmente nel IX sec. accanto a quella che doveva essere una delle più imponenti ville romane del comprensorio, da cui in seguito avrebbe ereditato il toponimo.
Questa risulta essere una testimonianza estremamente preziosa soprattutto alla luce del fatto che il territorio, intorno all'anno mille, doveva essere pressochè disabitato di appartenenza di S. Pietro e gestito dalla Camera Apostolica. Quest'ultima era un organismo amministrativo e finanziario che si occupava dei beni economici della Chiesa ed assegnava inoltre, terre a famiglie che ne potevano rappresentare gli interessi e riscuotevano i tributi.
L'origine della famiglia degli Anguillara, avvenuta intorno al 950 con Raimone, è avvolta nel mistero. Si narra infatti che intorno al X sec. esisteva un drago che popolava la zona di Malagrotta e terrorizzava i suoi abitanti. Raimone riuscì a sconfiggerlo in riva a l lago, nel territorio che successivamente sarebbe rientrato nei possedimenti di Anguillara e il papa, grato per questo servigio, gli donò il territorio. In realtà è ipotizzabile che i fatti non si siano proprio svolti così come ci tramanda la leggenda anche se come tutte le leggende un fondo di verità potrebbe anche averlo. Secondo studi, il drago-serpente potrebbe esser stato accostato ad una banda di predoni che terrorizzavano gli abitanti locali, fino a quando non vennero sconfitti da forze guerriere. Non a caso infatti, lo stemma della famiglia degli Anguillara rappresenta due serpenti incrociati (procurare immagine di stemma).
I successori di Raimone, E Bellizone, non sono ricordati per particolari iniziative, al contrario di Guido insediatosi nel 1019 e che ci fece giungere sue notizie attraverso un documento, datato all'anno seguente (Archivio di S. Maria in Trastevere), nel quale lo si nomina come figlio di Bellizone e signore di Anguillara.
Il testo dice: ..........dominum Guido illustrissimum atque
inclito filio quidem Bellizo bone memorie qui
appellatur de Anguillaria.
Il doumento tra l'altro, è importante perché autorizza lo sfruttamento peschiero delle acquee del lago ad alcuni personaggi locali e ai loro eredi.
Alla morte di Guido le proprietà di Anguillara passarono nelle mani di suo figlio Gherardo, impegnato, intorno al 1090, a combattere contro il popolo romano e alleato con i Prefetti di Vico.
Successori di Gherardo furono Giovanni, ricordato soprattutto per essersi impadronito nel 1140 di S. Severa e e Nicolò che sei anni dopo, si impadronì di Tolfa.
Nel 1191 Anguillara salì alla ribalta della storia avendo accolto Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa e i principi dell'impero da lui radunati in occasione della sua incoronazione a Roma. La sua scelta ricadde su Anguillara probabilmente per la sua vicinanza con Roma e forse anche per premiare la famiglia degli Anguillara, che si era sempre dimostrata fedele, la cui prova ultima era stato il viaggio di Pandolfo I fino ad Orvieto per riceverlo nel 1186.
Pandolfo I lo ritroviamo schierato ancora al fianco dell'imperatore, questa volta di Federico II nel 1234, durante l'assedio di Viterbo, ma venne catturato dai papalini e rinchiuso in carcere a Ronciglione. A causa di quest'avvenimento, Anguillara cadde nelle mani di Pietro di Vico che detennero il feudo fino al 1246, anno in cui Pandolfo I se ne riappropriò.
Alla metà del XIII sec. Il territorio sabatino risulta così diviso: da una parte gli Anguillara occupano il territorio omonimo a sud e monterano ad ovest, mentre i Prefetti di Vico dominavano la parte nord, con i territori di Bracciano e Trevignano. Nel 1320, a causa della trascuratezza del territorio, il giudice palatino, attribuì a Pietro de Pinea, probabilmente un collaterale della famiglia degli Anguillara, la proprietà del lago allora chiamato ‘Sabbatinus et Trevingianus', anche se forse si trattava di un diritto di sfruttamento delle acquee più che ad un vero e proprio dominio.
All'inizio del XIV sec. La partenza dei papi da Roma e il loro trasferimento ad Avignone, determinando il caos totale della capitale ed un quadro di profonda incertezza nei territori provinciali, costringendo così gli Anguillara a spostare il centro del potere nella capitale e a Capranica. Le fonti ci dicono che proprio a Capranica, Orso di Anguillara, figlio di Francesco e Costanza Orsini, ospitò Petrarca nel 1336 e nel 1341 lo premiò a Roma per la sua opera chiamata "De Africa". Con Orso si realizza l'ingresso ufficiale degli Anguillara nel panorama delle famiglie nobili romane, visto che era figlio di una Orsini e marito di una Colonna, reggendo sempre più le sorti di Roma in assenza del papa e trascurando sempre più il territorio di Anguillara.
Successori di Orso furono Pietro, Dolce ed Everso II, marito di Francesca Orsini. Quest'ultimo nel 1433 allargò i territori in suo possesso acquistando S. Severa e successivamente anche Vetralla Caprarola e S. Pupa. Nonostante le conquiste, la fama di Everso II era pessima a causa della sua tirannia e disonestà, atteggiamento che venne ereditato da uno dei suoi due figli, Francesco, proseguendo le sue battaglie con i di Vico. Questo suo atteggiamento gli costò la scomunica da parte del papa e il confino presso Castel S. Angelo, nonché privato della contea che ritornò sotto il diretto controllo della Camera Apostolica. Deiofobo, altro figlio di Everso II e fratello di Francesco, riuscì a tornare in possesso di Anguillara fino alla sua morte quando, nel 1490, venne tolta definitivamente alla famiglia degli Anguillara, facendola scomparire dalla zona.
Alla fine del XV sec. La situazione volgeva verso il peggio. Morto papa Innocenzo VIII, l'eredità passò ad Alessandro VI, passato alla storia come il papa più corrotto e che creerà parecchi problemi soprattutto al feudo di Bracciano. Anguillara, che ormai stava perdendo il suo ruolo guida nel comprensorio, venne acquistata nel 1493 da Gentil Virginio Orsini, signore di Bracciano.
Nel 1496 Bracciano venne assediata da Giovanni Borgia, figlio di Alessandro VI, mentre Anguillara, insieme a Trevignano, venne conquistata e tolta a Carlo Orsini, la quale riuscì a recuperarla per un breve periodo ma la riperdette nel 1503, al momento della confisca di Bracciano.
Comunque con la morte di Alessandro VI e l'arrivo di Giulio II, i territori tornarono sotto il controllo degli Orsini fino al 1539, quando papa Paolo III, tolse la contea di Anguillara, che comprendeva anche Monterano e Cerveteri, a Gentil Virginio II, figlio di Carlo. Gentil Virginio morì nel 1548 e il potere passò a suo zio, Francesco Orsini, il quale cedette la contea a Paolo Giordanosotto il quale, nel 1551 e per opera del cardinale Sforza suo tutore, venne emanato lo Statuto di Anguillara, in cui si prevedeva la riunificazione del territorio sotto un unico signore. Nel 1560 il feudo di Bracciano venne elevato a Ducato, comprendente anche Anguillara, per opera di papa Pio IV. Da qui in poi gli avvenimenti di Anguillara sono direttamente condizionati da Bracciano e dalla famiglia Orsini, fino al 1693, quando difficoltà economiche della famiglia, Anguillara fu venduta al marchese Francesco Grillo. Bracciano fu l'ultima a cedere, nel 1696, acquistata dalla famiglia degli Odescalchi. Anguillara cambiò nuovamente proprietari circa un secolo e mezzo dopo, acquistata dai duchi Doria Eboli D'Angri e nel 1872 venne aggiunto al suo nome originale, l'appellativo di Sabazia, per distinguerla con altre città omonime.
Testi di Paolo Lorizzo
