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Villaggio neolitico

Sommerso dalle acque da otto millenni AD ANGUILLARA SABAZIA IL PIU’ ANTICO VILLAGGIO NEOLITICO D’EUROPA

Prevista una riproduzione su scala 1/1 del villaggio neolitico con annesso Polo Museale

Nella seconda metà del V millennio a.C., provenienti dal mare, alcune popolazioni risalirono il fiume Arrone, l’emissario del lago di Bracciano dove si trova Anguillara Sabazia, per giungere e stabilirsi sotto quello che oggi è il promontorio del paese nella località denominata “la Marmotta”. Da migliaia di anni quello che fu il loro villaggio giaceva sommerso dalle acque del lago. Si trattava di popolazioni che solo allora avevano fatto quella che può essere considerata la più grande scoperta dell’uomo: l’agricoltura. Dalla società di raccoglitori si passò quindi ad una economia stanziale fondata oltre che sull’agricoltura, sulla pastorizia e sulla pesca.
E non è certo un caso che le popolazioni neolitiche scelsero per stabilirsi le sponde del lago: c’era pesce da pescare, campi da coltivare a frumento, orzo e farro, conservati poi ancora in spighe in grandi vasi a bocca larga, boschi dove cacciare cinghiali. Un villaggio fatto con capanne con tetti in tavolato ligneo dove si dedicavano anche alla lavorazione di particolari ceramiche lavorate.

Si tratta del più antico insediamento neolitico fino ad oggi ritrovato sulle sponde del lago in tutta Europa, infatti alcuni villaggi ritrovati attorno ai laghi in Germania, Francia e Svizzera risalgono a dieci secoli dopo. Ma l’eccezionalità del ritrovamento è senz’altro attribuibile all’eccellente stato di conservazione del complesso. La scoperta più sensazionale è senz’altro quella effettuata nel 1994 quando i sommozzatori della Soprintendenza del Ministero dei Beni Culturali, riportarono alla luce una piroga risalente a circa 8000 anni fa e scoperta negli ultimi giorni di scavo. Dapprima fu individuata la poppa dell’imbarcazione che era adagiata sul fianco sinistro a circa dieci metri di profondità e che è risultata essere realizzata con un unico grande tronco di quercia. Al suo interno portava ancora tracce di lavorazione lasciate dalle asce di pietra levigate e dagli altri strumenti litici. A cinque anni di distanza, una nuova sensazionale scoperta: una seconda piroga viene rinvenuta a poca distanza dal punto di ritrovamento della prima e viene datata agli inizi del VI millennio a.C.
Tutti i reperti ritrovati nel corso delle ricerche, si trovano ora al Museo Preistorico Pigorini di Roma dove nel 1995 in seno alla mostra “un tuffo nel passato, 8000 anni di storia nel lago di Bracciano”, sono stati mostrati per la prima volta al pubblico.

Per rendere ancora più affascinante e soprattutto completo il tutto, è nata l’idea di costruire sulle rive del lago nella località in cui sono stati ritrovati i reperti, una riproduzione 1/1 dell’antico villaggio neolitico scoperto nel 1994. Si tratterrà di un grande museo all’aperto per poter viaggiare nel tempo e rivivere la preistoria. Emulo del Museo delle Palafitte di Molina di Ledro e del Pfahlbaumuseum di Uhldingen – Mùhlhofen in Germania, il Museo – Villaggio di Anguillara Sabazia, sarà in un certo senso più completo in quanto conterrà, oltre le riproduzioni in scala naturale, anche i pezzi originali ritrovati a pochi metri sul fondo del lago.

Altre Notizie

Gli scavi che dal 1989 si conducono sul fondale del lago di Bracciano in località “La Marmotta” vicino Anguillara Sabazia (Roma) hanno, di volta in volta, aggiunto dei tasselli per la ricostruzione delle modalità di vita di un villaggio neolitico che in età così remota impiantò la sua sede su quelle rive lacustri.

La scoperta, che in Italia centrale documenta un nuovo aspetto culturale denominato facies de “La Marmotta”, apre interessanti prospettive per una più completa comprensione delle fasi più antiche del Neolitico. Le datazioni calibrate al C14, comprese all’incirca tra il 5750 e il 5260 a.C., caratterizzano il villaggio de “La Marmotta” come il più antico insediamento neolitico di sponda dell’Europa occidentale sin ad oggi noto. Le ceramiche, numerosissime, dalle forme, dimensioni e funzioni più svariate, comprendono dai piccoli bicchieri e dai piatti da mensa ai grandi contenitori per i liquidi e le derrate alimentari, ai modellini d’imbarcazione. Le tecniche e i motivi utilizzati per la loro decorazione sono diversi e spaziano dalle impressioni ottenute con il bordo della conchiglia di Cardium, con le cannucce, mezzecannucce, punteruoli, dita, unghie, chicchi di grano sul vaso ancora umido o con motivi incisi o graffiti sul vaso già sottoposto a cottura, alla pittura anche con la tecnica “a negativo”.

L’abbondante industria litica realizzata in pietra, selce e in ossidiana, spesso ancora immanicata, porta nuova luce su quegli aspetti delle attività quotidiane raramente documentabili in un’epoca così antica.

Le strutture e gli oggetti di legno e di cesteria, che variano dagli strumenti da lavoro (falcetti, spolette, ecc.), alle stoviglie (tazze, piatti, cucchiai, grossi contenitori, panieri, cesti), alle imbarcazioni quali la piroga e agli impalcati di capanne costruite con tronchi e tavole, permettono anche di classificare le specie arboricole allora presenti e di conoscere la grande perizia delle tecniche di lavorazione degli abitanti del villaggio.

Erano coltivati cereali e leguminose (farro, farro piccolo, orzo, frumento tenero e duro, lenticchie, piselli, ervo, cicerchiella) e allevati ovicaprini, bovini e suini che insieme alla cacciaggione fornivano la quantità di proteine animali necessarie alla comunità; a questa base alimentare si aggiungeva la raccolta dei frutti di specie selvatiche, quali il nocciolo, la quercia, la fragola, le more, il fico, il sambuco, la vite, il susino, il pruno, il ciliegio, il pero e il melo.

I raccolti venivano stoccati ancora in spighe e conservati sia dentro grandi doli che in silos. Molte sono le macine ed i macinelli litici rinvenuti che servivano alla macinazione delle granaglie. I dati archeozoologici attestano che i suini e gli ovicaprini erano per lo più uccisi in giovane età, mentre i bovini in età adulta ad indicare anche un loro uso nel lavoro dei campi e nel trasporto.

Il lino (Linum usatissimus) ed il papavero da oppio (Papaver sonniferum) erano altre due specie coltivate nei campi intorno al villaggio. Il lino per ottenere le fibre da filare per la tessitura degli indumenti e i semi utilizzabili nell’alimentazione anche sotto forma di olio; il papavero da oppio per la raccolta del seme come alimento ed olio e per il lattice utilizzato come sostanza medicamentosa e stupefacente (in questo caso legato probabilmente a pratiche di culto).
Anche le risorse del lago erano naturalmente a disposizione della comunità neolitica.

La piroga monossile

Il lago, oltre ad essere un ambiente ricco di risorse alimentari, rappresentava per le genti neolitiche una comoda e veloce via di comunicazione. L’esistenza di imbarcazioni è chiaramente testimoniata dal rinvenimento di una grande piroga monossile e da numerosi modellini di imbarcazioni in ceramica conservati all’interno delle capanne, probabilmente collegati a pratiche di culto, e i più antichi del loro genere sino ad ora ritrovati in Europa: testimonianza di imbarcazioni tecnicamente avanzate del Neolitico del Mediterraneo.

In un settore del villaggio molto vicino all’antica sponda, probabilmente adibito a bacino di carenaggio, è stata ritrovata una grande piroga monossile, incastrata tra una numerosa serie di pali verticali profondamente infissi nel terreno in modo da fermarla nella posizione più ottimale per potere eseguire con sicurezza le operazioni di carpenteria necessarie alla sua ultimazione.

L’imbarcazione è ricavata da un unico tronco di quercia, è lunga 10,5 m circa e larga 1,08 m a poppa, con forma leggermente rastremata a prua.

L’esterno era stato completamente scortecciato, il fondo appiattito, la parte di poppa sagomata in modo da formare una specie di chiglia. All’interno sono ben visibili le tracce di lavorazione lasciate dalle asce in pietra levigata e altri strumenti litici.
Con la funzione di rinforzare e stabilizzare l’imbarcazione, sul fondo sono stati risparmiati quattro madieri ad intervalli regolari, a sezione irregolarmente quadrangolare.

Al suo interno sono stati rinvenuti, adagiati sul fondo, tre grandi manufatti lignei, realizzati anch’essi per permettere una migliore tenuta e navigabilità dello scafo.

Attualmente la piroga “Marmotta1” ha terminato la sua fase di consolidamento e restauro all’interno di una grande vasca che, attraverso un complesso sistema di impregnazione del legno con materiale inerte (PEG) a diverse temperature, permetterà, lentamente, un completo recupero del manufatto per una sua esposizione al pubblico.

Testi di Maurizio Mattioli

ultimo aggiornamento di Venerdì 24 Aprile 2015 13:34
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